Il cibo diventa arte. E racconta molto più di ciò che mangiamo

Al Chiostro del Bramante di Roma apre oggi FOOD. Il gusto nell’arte: 190 opere, oltre 60 artisti e cinque secoli di storia per esplorare il rapporto tra alimentazione, identità, desiderio, potere e società. Da Bartolomeo Bimbi a Marina Abramović, passando per David LaChapelle, il gusto diventa una chiave di lettura del mondo.

La storia dell’umanità è stata raccontata spesso anche attraverso ciò che mettiamo nel piatto. Attraverso i frutti dipinti sulle tele, le tavole imbandite, i banchetti del potere e quelli delle cerimonie, i rituali quotidiani e persino gli eccessi del consumo contemporaneo. Perché il cibo, prima ancora di essere mangiato, è stato osservato, rappresentato, celebrato, desiderato. E spesso utilizzato per raccontare qualcosa che con la fame ha ben poco a che fare. È da questa straordinaria capacità del cibo di farsi linguaggio che prende forma FOOD. Il gusto nell’arte, la mostra che apre oggi, 17 ottobre 2026, al Chiostro del Bramante di Roma, in occasione dei trent’anni di attività dello spazio espositivo.

Curata da Suzanne Landau e prodotta da DART – Chiostro del Bramante, l’esposizione riunisce 190 opere e oltre 60 protagonisti, attraversando cinque secoli di storia e mettendo in dialogo pittura, scultura, fotografia, cinema, design e installazioni contemporanee.

Dalle nature morte alla società dei consumi

Se nella pittura antica frutti, selvaggina e tavole imbandite raccontavano ricchezza, stagionalità, abbondanza e caducità della vita, nell’arte contemporanea il cibo diventa anche uno strumento di provocazione e di critica sociale. Le grandi nature morte di Bartolomeo Bimbi, insieme alle opere di Christian Berentz e Cristoforo Munari, dialogano con le ricerche di artisti capaci di trasformare l’alimentazione in una questione culturale, politica e persino esistenziale.

In The Onion, Marina Abramović porta il gesto del mangiare dentro la performance; Sophie Calle, con Le régime chromatique, esplora la relazione tra alimentazione, colore e ritualità quotidiana; David LaChapelle utilizza la fotografia per interrogare l’estetica del consumo e le sue contraddizioni.

Con Sam Taylor-Johnson, la frutta diventa protagonista di una trasformazione accelerata che ne rivela il deterioramento. Mat Collishaw, invece, ricostruisce gli ultimi pasti dei condannati a morte, restituendo al cibo un significato drammaticamente distante dal piacere gastronomico. È il medesimo soggetto, osservato attraverso secoli e sensibilità differenti. A cambiare non è soltanto il modo di rappresentarlo, ma il significato che gli attribuiamo.

Il cibo come identità, relazione e potere

Il percorso espositivo si sviluppa in sei capitoli tematici che affrontano la dimensione globale del cibo, il rapporto con il corpo, il gioco, la tradizione della natura morta, l’ecologia e i ricordi.

La cucina diventa teatro delle relazioni umane nella Kitchen Table Series di Carrie Mae Weems, mentre Martha Rosler utilizza il linguaggio della cucina televisiva per mettere in discussione gli stereotipi di genere. Con Yinka Shonibare entrano in scena le implicazioni del colonialismo e degli scambi alimentari globali; con Superflex, un McDonald’s progressivamente sommerso dall’acqua diventa immagine delle contraddizioni tra consumismo e crisi ambientale. La mostra suggerisce così una riflessione particolarmente attuale: le nostre scelte alimentari raccontano chi siamo, ma anche il sistema economico, sociale e culturale al quale apparteniamo.

Quando l’arte coinvolge tutti i sensi

FOOD non si limita alle opere da osservare. Due grandi installazioni trasformano il percorso in un’esperienza fisica e immersiva: Sweet Memories di Simone Post e Pasta Shell Grotto di Bompas & Parr, quest’ultima realizzata con il supporto tecnico di La Molisana. Il visitatore è invitato a entrare negli ambienti, attraversarli e sperimentare il cibo come forma, spazio e immaginazione. Al racconto visivo si aggiungono suggestioni olfattive e sonore, grazie alle fragranze di Campo Marzio e al contributo di Food Ensemble, ampliando il dialogo tra esperienza artistica e percezione sensoriale.

Il patrimonio gastronomico incontra quello artistico

Un elemento particolarmente significativo è la collaborazione con le Ville e Residenze Monumentali Fiorentine e il Museo della Natura Morta di Villa Medicea di Poggio a Caiano, che contribuisce a valorizzare il patrimonio storico legato alla rappresentazione del cibo.

Accanto alle opere pittoriche trovano spazio anche le arti applicate, attraverso la collaborazione con la Fondazione Museo Archivio Richard Ginori, a sottolineare come la storia della tavola passi anche dagli oggetti, dai servizi e dall’evoluzione del gusto estetico. Il progetto coinvolge inoltre l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, con approfondimenti sull’alimentazione e la salute, e Coldiretti, che collega il racconto artistico alla terra, alla biodiversità, alla stagionalità e al lavoro agricolo. Un intreccio che restituisce al cibo la sua dimensione più ampia: patrimonio materiale e immateriale, espressione della creatività umana e testimonianza dell’evoluzione delle civiltà.

Informazioni utili

17 ottobre 2026 – 29 marzo 2027

Chiostro del Bramante, Via Arco della Pace 5, Roma

Domenica–giovedì: 9:30–20:00

Venerdì–sabato: 9:30–21:00

Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

Biglietto intero €19; riduzioni e gratuità previste.

Sito ufficiale e biglietti

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